Archivia 7 Ottobre 2015

Come scegliere un brand aziendale

Scegliere il proprio brand è un’operazione importante e delicata. Prima di farlo arrivare sui propri biglietti da visita, è necessario pensare seriamente al nome giusto. Un nome, un segno, un suono e dei colori che definiscano con certezza l’identità del proprio servizio/prodotto.
Il nome, infatti, è un’estensione del marchio, e può rafforzare il valore dell’azienda/prodotto/servizio o confondere i potenziali clienti. Quali sono le opzioni disponibili nella scelta del nome?
Molte aziende hanno deciso di utilizzare il nome del fondatore o dell’inventore ( per esempio: Hewlett-Packard).
Altri, descrivono quello che fanno (per esempio: Southwest Airlines).
Altri ancora, si descrivono attraverso un’immagine attinente al contesto o fuori contesto (per esempio: Apple. Cosa c’entrano, infatti, le mele con i computer?)
Altri, da significati più ampi, traggono una parola che finisce per diventare, in inglese, un verbo (per esempio: Google).
Nella scelta del nome, infatti, è importante decidere che cosa questo deve significare e rappresentare. Nel caso citato sopra, Google deriva dal termine matematico googol che rappresenta il numero 1 seguito da cento 0, riflettendo la volontà dell’azienda di organizzare le molteplici informazioni esistenti in rete.
Quanto il nome sia importante, si può desumere anche dal proprio comportamento. Se si ha bisogno di selezionare un paio di aziende perché facciano un’offerta per un progetto che avete in corso, quale contattereste? Quella con un nome unico, mediocre, o addirittura di cui non si capisce cosa faccia?
Non ci sono dubbi, vero?
Un buon nome è un come una foto stampata: se fatta bene, se curata, viene anche ricordata.
Il nome richiama esperienze, momenti vissuti, emozioni. Deve ricordare non solo i particolari tecnici di ciò che un’azienda serve o produce, ma già creare il desiderio dell’acquisto. Un buon nome, insomma, apre le porte, un cattivo nome le chiude.
Trovato il nome, non resta che tutelarlo. Ma prima di questo, meglio assicurarsi che non ci siano già altri che lo abbiano utilizzato. La violazione del diritto d’autore, infatti, potrebbe costare cara e costringere ad abbandonare ciò per cui tanto si è investito in tempo e denaro.
La verifica dell’uso del nome scelto ha ancora più senso nell’era di internet, quando si tratta di creare un proprio dominio. La cosa non si rivelerà semplice, se consideriamo che ci sono oltre 220 milioni di nomi registrati in tutto il mondo, e alcuni esperti ritengono che il 99,9% delle parole del dizionario sia registrato come dominio!
Basta non lasciarsi vincere dallo sconforto ed accettare la sfida: quanto più difficile, tanto più particolare e unico sarà il risultato.
Già perché un grande nome, creerà un posizionamento da leader ed innovatore, rafforzando il valore della propria proposta presso i clienti potenziali.
E dopo aver scelto il nome, non resta che comunicarlo ad arte su tutti i vostri supporti cartacei utilizzando magari aziende di stampa online come Exaprint; strategia e marketing sono ora i migliori alleati!

Scegliere o non scegliere una pensione integrativa?

Visti i recenti sviluppi dell’economia italiana, con i tagli agli stipendi, i tagli alle pensioni, l’aumento della tassazione e della disoccupazione diviene sempre più pressante la richiesta di certezze per il proprio futuro. Il risultato? La nascita delle pensioni integrative, chiamate anche pensioni complementari.
Si tratta di strumenti in grado, grazie all’accantonamento, di garantire certezze e serenità al proprio futuro. Ma come funzionano di preciso? Scopriamolo oggi.

La pensione integrativa prevede l’accantonamento di un capitale, in aggiunta a quello obbligatorio, tramite differenti forme di previdenza come i fondi pensione e le assicurazioni vita in caso vita. Generalmente il capitale versato subisce una rivalutazione mediante investimenti, da parte dell’istituto che eroga il servizio, in strumenti finanziari a basso rischio come obbligazioni e Bond statali. In questo modo non solo il capitale è al sicuro dall’inflazione ma subirà una rivalutazione graduale e costante nel tempo.

Ma conviene davvero sottoscrivere una pensione integrativa? Sicuramente i tempi che corrono non sono tra i migliori, e quindi ogni pensiero rivolto a dare maggiori certezze al domani non è vano. Tuttavia, il fatto che le pensioni integrative investano i nostri risparmi, espone il proprio capitale ad un rischio. Questo rischio è generalmente molto basso, ma pour sempre di rischio si tratta.
Come si legge in questo post, nella scelta della propria pensione integrativa bisognerebbe sempre affidarsi ad istituti seri ed affidabili, magari con storia decennale. Inoltre, bisognerà sempre controllare l’andamento del portafoglio in cui vengono riversati i propri soldi. Ma tutto qui? Basta seguire queste poche e semplici regole? Non proprio.
Esistono fondi pensione che tutelano il nostro capitale sin dalla stipula del contratto. In pratica sono le pensioni integrative a capitale garantito, in cui le somme versate sono garantite ed è a rischio esclusivamente la rivalutazione del proprio capitale.

Insomma, la convenienza del sottoscrivere questo tipo di prodotti è indubbia, l’importante è scegliere bene.

Il mercato obbligazionario

Decidere di investire in Borsa è sempre una scelta difficile, la paura di perdere o logorare il capitale risparmiato con tanta fatica e tanti sforzi è senza dubbio il sentimento più comune, più diffuso ed allo stesso tempo più comprensibile.
In realtà, a differenza di quanto si immagini i titoli azionari non sono tutti incontrollabili ed in gestibili, non sempre si assiste a quelle montagne russe che rappresentano la costante oscillazione dei prezzi. Esistono diversi strumenti che hanno solo oscillazioni minime giornaliere, che hanno dei movimenti di rezzi comprensibili, prevedibili e raramente burrascose. I tratta delle obbligazioni.
Come si legge in questo post, l’investimento obbligazionario è senza dubbio tra i più sicuri per iniziare ad investire in Borsa. Le obbligazioni sono delle promesse di pagamento in cui chi le emette, generalmente Stati o grandi società e banche, si impegna a restituire al compratore il capitale di acquisto ad una determinata data. Ovviamente in cambio di questo “disturbo”, chi emette le obbligazioni versa al possessore un corrispettivo chiamato cedola. Le cedole sono generalmente comprese tra lo 0,5% ed il 10% del capitale. Va da se che maggiore sarà la percentuale della cedola, maggiore sarà il rischio della nostra operazione.
Le obbligazioni sono tra gli strumenti più sicuri, e meno rischiosi, negoziati in Borsa. Tra le obbligazioni più scure troviamo senza dubbio i Bond statali in cui l’unico vero rischio è legato ad un default dello stato, insomma un evento non di certo frequente.
Investire in obbligazioni significa generalmente mettere in piedi un investimento di medio-lungo periodo. Infatti, queste hanno in media scadenze decennali ma possono arrivare anche a scadenze quarantennali. Tutte le obbligazioni, tuttavia, possono essere vendute sul mercato secondario anche prima della scadenza. Qui, in base a fattori economici e politici, il loro prezzo varia giornalmente lasciando campo aperto anche agli investitori di breve periodo. Il mercato secondario è generalmente consigliato agli investitori meno smaliziati.
Le obbligazioni sono lo strumento più utilizzato nei fondi comuni di investimento e come strumento di rivalutazione delle polizze, a prova del loro basso rischio. Dunque, perché non provarci?

Come guadagnare con youtube nel 2015

Guadagnare con Youtube è una delle maggiori ambizioni delle nuove generazioni che spesso pur seguendo alla lettera tutti i procedimenti relativi alla creazione di un canale per caricare video sui quali ricavare un’opportuna monetizzazione, non riescono a guadagnare cifre esorbitanti. Prima di spiegare come guadagnare con YouTube occorre soffermarci su una dato di fatto e cioè che Youtube è un mare immenso dove essere notati è davvero difficile, soprattutto se si calcola che in ogni minuto vengono caricati sulla piattaforma almeno 90 ore di video alcuni dei quali legati ad argomenti popolari e quindi abbastanza competitivi. Di conseguenza per guadagnare con Youtube occorre attirare l’attenzione, caricando un video originale e interessante capace di coinvolgere milioni di utenti che trovano in quello che noi abbiamo da mostrare la risposta ad un’esigenza momentanea.

Detto questo però bisogna fare una netta distinzione tra il totalizzare milioni di visite con un video e creare un canale sempre aggiornato e condiviso che farà lievitare i nostri guadagni. Dopo aver creato il canale e aver richiesto la partnershirp per poter iniziare a monetizzare il proprio traffico on line dobbiamo capire qual è il metodo migliore per ottenere dei risultati. Le strade percorribili sono tante ognuna delle quali può permetterci di ottenere il successo che meritiamo solo attraverso un’adeguata pianificazione. Ragion per cui se decidiamo di puntare su un evento in voga in un dato momento possiamo realizzare un video associato a tele evento in modo da ottenere dei risultati garantiti, oppure possiamo realizzare un video che punti sul sensazionale anche se è creato in maniera artificiale, quello che importa è incuriosire i visitatori che cercano di migliorare le proprie esperienze on line.

Oppure possiamo scegliere una nicchia in cui ci sentiamo ferrati e provare a produrre video che abbiano un effettivo valore per l’utente, magari imitando le strategie di chi è già famoso. Tenendo bene a mente di non sottovalutare il momento legato alla richiesta della Partnership che non viene concessa a tutti per cui bisogna avere una buona reputazione, caricare video con regolarità, aver caricato sempre video inediti e non aver mai violato i copyright.

Fonte: guadagnare online monetizzare.com