Tra alta volatilità e possibile recessione, i titoli difensivi tornano ad essere protagonisti
Analisi a cura di David Pascucci, Market Analyst di XTB.
In un contesto di alta volatilità come quello che stiamo attraversando, i settori più “difensivi” sono quelli dei consumer staples, utilities e healthcare, settori che di norma hanno dei “Beta” più bassi rispetto agli altri settori, ossia la volatilità rispetto all’indice di riferimento è più bassa. Ci ritroviamo comunque in un contesto di mercato di debolezza generale, dovuta principalmente all’incertezza geopolitica e all’incertezza riguardante la futura inflazione dovuta all’aumento del prezzo dell’energia.
La variabile principale per questi settori è, al momento, l’inflazione futura, incidente e dipendente dal consumatore. Proprio ultimamente abbiamo visto una diminuzione consistente del Pil Usa che è passato dal 4,4% allo 0,5% nel Q4 2025, una condizione di palese rallentamento che di certo potrebbe essere accentuata da un aumento esogeno dell’inflazione dovuto ai maggiori costi derivanti dal prezzo del petrolio e alle conseguenze sul commercio internazionale.
Ricordiamo anche che l’aumento dell’inflazione, per essere preoccupante, deve essere duraturo, ossia essere costante nei mesi prima di vedere un possibile intervento da parte delle banche centrali. I dazi dello scorso anno ci hanno dato già un indizio sui consumi e di fatto non abbiamo visto un forte aumento dell’inflazione, come pronosticato da diverse istituzioni. Pertanto, potremmo anche non vedere un forte aumento dell’inflazione come presumiamo adesso e per questo le probabilità di incorrere in un periodo di recessione sono relativamente alte. In questo contesto i titoli “difensivi” attutiscono eventuali ribassi grazie ad una volatilità minore a livello strutturale, ossia con un beta basso (sotto 1). Titoli come Procter&Gamble, Johnson&Johnson, Coca Cola, Walmart per gli Usa, oppure Unilever e Nestlé per i mercati europei, sono titoli rappresentativi di questi settori, titoli che potrebbero reggere meglio l’urto ribassista di una recessione almeno a livello tecnico, sul fronte delle oscillazioni percentuali.
Etf come XLP, l’etf dei consumer staples di State Street, rende circa un 6% da inizio anno rispetto, ad esempio, ad un Nasdaq che perde circa un -1%, oppure S&P500 che perde quasi un -0,5%. Anche l’ishares Stoxx Europe 600 Utilities europeo che guadagna il 18% da inizio anno è un buon benchmark per il settore rispetto ad un Dax che perde oltre il -3% o un Ftse Mib che comunque guadagna un 5%.
I settori difensivi sono quindi quelli a beta basso, quelli che fronteggiano meglio la volatilità in aumento sui mercati e che potrebbe diventare strutturale nel corso dei prossimi mesi: gli indizi ci sono visto che siamo davanti a un Vix che sta rimanendo da diverse settimane sopra i 20.




