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Come sfruttare Email e Messaggistica Istantanea per avere successo alla prossima fiera di settore

Quando partecipi a una fiera di settore con il tuo stand è un momento in cui puoi raggiungere degli obiettivi specifici, tra i più importanti: creare nuove relazioni con potenziali partner, vendere direttamente i tuoi prodotti e servizi, far conoscere il tuo marchio a un pubblico molto specializzato e interessato, rafforzare i legami con i clienti che già hai.

La decisione di partecipare a un evento di settore la si prende molti mesi prima che la fiera abbia inizio, in molti casi anche un anno, questo per avere la possibilità di organizzare al meglio tutta la struttura e creare un piano di marketing efficace che possa portare a aoddisfare appieno gli obiettivi.

Al’interno del piano di marketing non sono da sottovalutare gli aspetti di utilizzare la messaggistica istantanea come WhatsApp e Facebook Messenger oppure le comunicazioni dirette via posta elettronica, senza trascurare il mailing cartaceo che ha ancora il suo fascino e permette di raggiungere ottimi risultati.

A cosa servono questi strumenti all’interno della strategia di marketing per la partecipazione a una fiera di settore?

Vanno utilizzati per raggiungere uno degli obiettivi che devono essere stati prefissati dal piano di marketing, se negli anni sono stati raccolti i dati dei clienti, correttamente autorizzati, si deve creare un piano editoiale di comunicazioni specifiche che ricordi ai contatti esistenti la presenza dell’azienda in fiera, creare degli incentivi, dire in anticipo cosa troveranno in fiera, quali prodotti e servizi verranno presentati, inviare tutte le informazioni maggiormente interessanti che possono portare le persone a passare allo stand durante l’evento.

Il piano di comunicazione deve servire anche per invogliare chi è indeciso a partecipare alla fiera e poter quindi rafforzare il legame con l’azienda.

Le email sono ancora oggi lo strumento più utilizzato anche se i tassi di apertura medi sono in leggero calo dato l’alto numero di messaggi indesiderati, spam e pubblicità inutile che si riceve, in questo caso è importante studiare comunicazioni mirate e di valore che spingano a essere aperte, lette e che invoglino il lettore a fare quello che nella mail viene chiesto.

La messaggistica istantanea è un mezzo molto moderno e diretto che permette di creare una relazione ancora più forte con il contatto, anche in questo caso è bene creare un piano di comunicazione con specifici passi che vadano a spingere il cliente verso l’ingresso del padiglione fieristico prima e attirato verso lo stand dell’azienda poi.

In questo caso i tassi di apertura sono altissimi, i messaggini vengono quasi sempre letti perché incuriosiscono, possono essere utilizzati anche in questa situazione per creare contenuti di valore, inviti, creare concorsi e qualsiasi attività che dia modo a chi lo riceve di compiere l’azione che vogliamo che faccia.

Sfruttare gli strumeti di comunicazione digitale è importante per massimizzare il ritorno sull’investimento, è importante che sia coerente con ciò che poi le persone ritroveranno all’evento, i messaggi, i prodotti, i contenuti, i servizi, devono poi trovarsi all’interno dello stand in fiera, il rischio è di fare tanto lavoro per poi bruciarsi nel momento più importante.

Per evitare errori, il piano di marketing e comunicazione deve essere sviluppato da persone esperte che si coordino con tutte le figure in gioco: direttori commerciali, responsabili, staff che sarà presente all’evento, allestitori fieristici che progetteranno e realizzeranno lo stand, figure interne ed esterne che fanno parte di tutto il progetto.

Come tutti gli elementi del piano di marketing anche la parte che riguarda la comunicazione deve essere realizzata con l’unico scopo di raggiungere l’obiettivo finale, per farlo è importante conoscere gli strumenti, saper scegliere quelli giusti, saper capire come utilizzarli per farli rendere al 100%.

Allo stesso modo, Email, SMS, WhatsApp e Facebook Messenger, sono utili strumenti anche nel post evento perché permettono di sviluppare le fasi del piano di marketing che riguardano le attività di follow up per raggiungere obiettivi di vendita e business ben più concreti.

Capisci bene che l’uso della messaggistica digitale moderna risulta molto efficace e utile per trasformare una spesa in un investimento di successo per la tua azienda.

Quello che c’è da sapere su MoneyFarm

Ero alla ricerca di un investimento finanziario, che potesse fruttarmi il giusto, senza avere la continua preoccupazione di perdere tutto il capitale.

Navigando su internet, mi sono imbattuto in MoneyFarm. Ero già stato “scottato” da una brutta esperienza col conto deposito, avevo necessità di smobilizzare il mio risparmio, ma mi sono trovato nell’impossibilità di farlo, così cercando online sono stato attento sin da subito a quest’aspetto, per me di fondamentale importanza.

Entrando nel sito di MoneyFarm è presente un video, con un solo clic mi si è aperta tutta un’altra realtà. Ora è quasi un anno che usufruisco di quest’investimento e non posso che sottolinearne solo benefici e veri rendimenti.

Entro ora più nel dettaglio, spero che leggere queste mie opinioni su MoneyFarm possa essere utile a chi come me si trova nella necessità di voler investire, ma ha troppa paura di sbagliare.

Come iscriversi su MoneyFarm?

Digita su Google MoneyFarm, entra nell’homepage e clicca in alto a destra sul pulsante arancione “Iscriviti”. Compila un questionario, sono davvero poche e semplici domande, che consentono ai consulenti finanziari di verificare la tua capacità di rischio, le tue esigenze e soprattutto il tuo orizzonte temporale. L’iscrizione è gratuita.

Quale tipo d’investimento viene effettuato su MoneyFarm?

MoneyFarm valuta attentamente ogni singolo questionario e ti propone un portafoglio di alcuni EFT, solitamente intorno a dieci tipologie di questi fondi che sono quotati in borsa e replicano un determinato indice finanziario, garantendo una sicura liquidità, un costo comunque basso e una certa diversificazione.

Funziona davvero MoneyFarm?

Ho deciso di scrivere le mie opinioni su MoneyFarm perché credo che questo tipo di consulenza vada premiato e recensito correttamente. Mi sono trovato davvero molto bene, soprattutto perchè è tutto prettamente personalizzato, senza costi aggiuntivi.

Non solo mi consigliano gli EFT migliori, ma mi supportano nel bilanciare le strategie di investimento durante il periodo prefissato.

Il fee di abbonamento su base annua è fino a 3.000 € pari all’1,25 %, scende a 0,70% per un investimento fino ai 200.000 €, per poi abbassarsi ancora al tasso dello 0,50 % per investimenti superiori ai 200.000 €.

Marco Zoppi: Svizzera ed Italia, un confronto sul trust

Il Trust è un negozio finanziario in uso già da parecchi anni in buona parte del nostro Continente e noto da qualche tempo anche in Italia, Paese nel quale, proprio nel corso degli ultimi anni, ha iniziato a diffondersi in maniera sempre più capillare.

Formula fondata su un rapporto fiduciario tra disponente e trustee, il Trust nasce nel Regno Unito. Esso prevede il conferimento  di beni, diritti o patrimoni che, in funzione di questo istituto, passano dalla gestione del proprietario a quella del fiduciario, che ne dispone a proprio piacimento con lo scopo di ottenerne un ritorno economico da trasferire, alla fine del mandato, al beneficiario del titolo.

Per poter beneficiare di tutti i vantaggi finanziari e fiscali resi possibili dall’impiego del Trust, dunque, il disponente è tenuto a ‘’spossessarsi’’ degli averi conferiti nel negozio con lo scopo di affidarli ad una figura professionale in grado di capitalizzare l’investimento.

 

Solo da qualche tempo, in Italia, grazie anche all’opera di propaganda portata avanti da alcune  delle maggiori personalità del mondo della Finanza Internazionale, il Trust è entrato a far parte delle operazioni finanziarie di riferimento per i risparmiatori desiderosi di investire una parte dei propri capitali o di ottimizzare la propria fiscalità.

 

Contrariamente a quanto avvenuto in Italia, la diffusione del Trust all’interno del territorio elvetico è stata molto rapida e piuttosto capillare: la Svizzera non ha mai adottato una legislazione che limitasse, o addirittura vietasse, l’impiego del Trust come strumento di investimento e di perfezionamento fiscale.

L’apertura di un Trust in Svizzera, però, prevede il rispetto e la conformità con la Legislazione straniera, nel caso in cui il titolare dell’investimento non sia autoctono. Tutti i risparmiatori che vogliono investire in questo senso, dunque, sono tenuti a denunciare i conferimenti attuati mediante Trust in Svizzera direttamente al Fisco del loro Stato di origine.

In quanto contemplato come negozio finanziario riconosciuto dall’Ordinamento Svizzero, ogni Trust è soggetto ad imposta sul reddito, ritenuta, imposta sulle donazioni ed imposta di successione. All’interno della Confederazione Elvetica i Trust possono distinguersi fondamentalmente tra due categorie: i revocabili e gli irrevocabili. Di questi, i primi (in realtà possibili anche in Italia, soprattutto in ambito immobiliare) permettono al disponente di influenzare l’attività del Trustee, mentre i secondi attribuiscono al fiduciario pieno controllo dei beni conferiti.

 

Marco Zoppi, dalla Svizzera per la diffusione del trust in Italia

Marco Zoppi, fondatore e CEO di Global Capital Trust, ha più volte espresso il suo appoggio alla logica di diffusione del Trust, sostenendo l’opportunità di impiegare questo istituto anche nell’ambito della successione aziendale e della gestione di opere d’arte.

 

Al contrario di quanto avvenuto in Svizzera, in Italia l’istituto del Trust ha lungamente stentato ad essere riconosciuto dalla maggior parte dei potenziali investitori come qualcosa di più di uno strumento di elusione fiscale. Solo oggi, grazie anche all’introduzione di un sistema di Leggi che, al pari di quanto avviene nel territorio elvetico, inquadra adeguatamente questo istituto dal punto di vista fiscale e giuridico, il Trust è stato identificato perfino come strumento fondamentale per la tutela dei patrimoni appartenenti ai disabili gravi, con la recente Legge Dopo di Noi.

Cosa sapere prima di far valutare l’oro dai compro oro?

Spesso ci si rivolge ai compro oro per poter fare una valutazione del proprio oro usato, ma non si conoscono determinati meccanismi o determinate situazioni. Cercheremo dunque di capire cosa dobbiamo sapere prima di far valutare dell’oro usato dai compro oro.
Partiamo dal termine caratura: spesso si nomina oro a 18 carati, ma qual è il significato? Parliamo della percentuale di oro presente in un oggetto. Se a 18 carati, circa il 75% sarà composto da oro. L’oro puro è troppo morbido, quindi l’oggetto sarebbe troppo delicato. Bisogna anche dire che l’oro bianco e l’oro giallo non hanno una differente valutazione: infatti anche questo viene determinato dalla caratura e non dal colore. Se nel caso abbiamo delle pietre preziose incastonate, bisogna fare attenzione. Spesso viene valutato l’oggetto a peso e non viene valutato il singolo diamante. Se troppo piccolo non vale la pena smontarlo per via della fragilità, in caso contrario bisogna farlo smontare.

Spesso ci si chiede anche se l’oggetto in questione viene valutato in base all’usura: purtroppo no, non si valuta l’usura dell’oggetto, in quanto andrà in fusione. Bisogna dunque fare una distinzione e non mettere dentro anche questa valutazione. Inoltre non si può prendere l’oro in pegno ovvero in cambio di denaro. Una pratica che molti fanno, ma che contro la legge.
Per quanto riguarda il pagamento, bisogna ricordarsi che la vendita dell’oro è fatta solitamente in contanti o con un metodo di pagamento tracciabile, come l’assegno. Inoltre non si può vendere oro ricevendo il pagamento in contanti per un valore superiore ai tremila euro.
Ultima cosa da sapere riguarda l’identificazione: quando si va da un compro oro bisogna andarci muniti di documento, altrimenti non sarà possibile vendere l’oro in quel momento.
Ogni compro oro deve avere un registro che può dare alle autorità in caso di necessità. Chi non lo fa sta infrangendo la legge: bisogna essere tracciabili per evitare la compravendita di oro rubato o trafugato illegalmente.